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Estrazione dei denti: cosa aspettarti prima, durante e dopo
Ti hanno appena detto che un dente va tolto e hai cominciato a cercare informazioni online? La reazione è comprensibile: l'estrazione dei denti porta con sé timori che spesso nascono dai racconti di altri o da esperienze vissute molti anni fa. Nel frattempo però le tecniche odontoiatriche hanno fatto grandi passi avanti, e l'intervento che ti aspetta ha poco in comune con l'immagine che magari ti porti dietro dall'infanzia.
Perché si arriva all'estrazione dei denti: le cause più frequenti
Il dentista prende in considerazione l’estrazione solo quando le cure conservative, cioè gli interventi che hanno l’obiettivo di salvare il dente, non sono più sufficienti. La situazione più comune riguarda la carie profonda: se l'infezione ha raggiunto la radice e il dente ha perso gran parte della sua struttura, nemmeno una devitalizzazione riesce a recuperarlo. Lo stesso può accadere in presenza di una frattura estesa che arriva al di sotto della gengiva, per la quale spesso non è possibile intervenire in modo efficace.
Un’altra causa frequente è la parodontite, comunemente chiamata piorrea. Si tratta di un’infiammazione cronica dei tessuti che sostengono il dente. Nelle forme più avanzate, l’osso che lo mantiene in posizione si riassorbe e il dente diventa progressivamente mobile, fino a perdere la propria stabilità. In età adulta è una delle principali cause della perdita dei denti, anche perché può avanzare a lungo senza provocare dolore.
A volte poi i denti non trovano spazio sufficiente per spuntare in modo corretto: restano inclusi, cioè bloccati nell'osso, oppure crescono storti. Quando accade, la gengiva che li ricopre in parte tende a infiammarsi, con gonfiore e difficoltà ad aprire la bocca; in altri casi invece il dente spinge sul molare vicino o crea una zona difficile da pulire, dove la carie finisce per colpire anche l'elemento sano accanto.
Come si svolge l'intervento di estrazione dentale
Tutto comincia con una visita e, nella maggior parte dei casi, con una radiografia o una panoramica, che permette di vedere la forma delle radici e la loro posizione rispetto all’osso e ai nervi circostanti. In base a queste informazioni, il dentista può stabilire come procedere e spiegarti in cosa consisterà l’intervento.
Il primo passaggio, una volta seduto sulla poltrona, è l’anestesia locale, la quale rende insensibile soltanto la zona da trattare. Si rimane quindi svegli e coscienti per tutta la durata dell’intervento. Quando questo ha fatto effetto, il dentista separa delicatamente la gengiva intorno al dente e, con strumenti specifici, allarga gradualmente l’alveolo, ovvero la cavità dell’osso in cui è inserita la radice, fino a rimuovere il dente.
Generalmente un’estrazione semplice richiede dai 20 ai 40 minuti. Se invece il dente ha radici particolarmente curve o si tratta di un dente del giudizio incluso, può essere necessario un piccolo intervento chirurgico. In questi casi il dentista incide la gengiva, dividendo il dente in più parti per facilitarne la rimozione e, al termine, richiude la ferita con alcuni punti di sutura. Si tratta di piccoli fili che aiutano la gengiva a rimarginarsi e che, in alcuni casi, si riassorbono da soli.
Al termine dell’estrazione di solito viene chiesto di tenere una garza sterile tra i denti e di stringerla per qualche minuto. La pressione aiuta infatti a fermare il sanguinamento e favorisce la formazione del coagulo, fondamentale per la guarigione della ferita.
Dolore dopo l'estrazione dei denti: come tenerlo sotto controllo
Chi ha paura del dolore teme spesso soprattutto il momento dell’estrazione, la quale in realtà è generalmente la fase più tranquilla. Durante l’intervento potresti avvertire una sensazione di pressione o di trazione, normale e non dolorosa. Se invece senti fastidio, è sufficiente segnalarlo al dentista, che può aggiungere altro anestetico.
Il dolore può comparire qualche ora dopo l’intervento, quando l’effetto dell’anestesia comincia a svanire. Di solito è più intenso nelle prime 48-72 ore e tende poi a diminuire gradualmente. Per tenerlo sotto controllo, il dentista ti consiglierà l’antidolorifico più adatto alla tua situazione, indicandoti anche come assumerlo. È importante attenersi alle sue indicazioni senza aggiungere altri farmaci di propria iniziativa.
Anche il freddo può fornire un aiuto concreto: per esempio, una borsa del ghiaccio avvolta in un panno, appoggiata sulla guancia a intervalli di 10-15 minuti nelle prime ore, riduce gonfiore e indolenzimento.
Se invece il dolore aumenta dopo il terzo giorno, soprattutto se compare anche un cattivo sapore in bocca, conviene contattare lo studio. Potrebbe trattarsi di un’alveolite, un’infiammazione dell’alveolo che può essere trattata dal dentista con un’apposita medicazione.
Tempi di recupero e consigli dopo l'estrazione dentale
Dopo un’estrazione semplice, la gengiva si richiude generalmente nel giro di una o due settimane, mentre l’osso ha bisogno di alcuni mesi per completare la propria ricostruzione. Si tratta di un processo che avviene gradualmente e che non percepisci. In caso di un intervento chirurgico, come la rimozione di un dente del giudizio incluso, il gonfiore può durare qualche giorno in più.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, è possibile tornare al lavoro già il giorno successivo.
Durante i primi giorni il tuo compito principale consiste nel proteggere il coagulo, cioè il tappo di sangue che si forma nell'alveolo e da cui parte la guarigione. Ci sono alcune abitudini che possono fare la differenza in tal senso:
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nelle prime 24 ore evita di fare sciacqui energici e di bere bevande molto calde, perché potrebbero spostare il coagulo;
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scegli cibi morbidi e tiepidi, come passati di verdure, yogurt o uova strapazzate, e mastica dal lato opposto rispetto a quello dell’estrazione;
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evita di usare la cannuccia e, se possibile, di fumare per almeno 72 ore: sia l’aspirazione e il fumo infatti rallentano la cicatrizzazione;
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dal giorno successivo puoi riprendere a lavare i denti normalmente, facendo però attenzione a non irritare la zona della ferita;
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durante la notte tieni la testa leggermente sollevata, usando un cuscino in più, per aiutare a contenere il gonfiore;
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rimanda la palestra e gli sport più intensi per due o tre giorni, così da non sottoporre la zona a uno sforzo eccessivo.
Dopo l'estrazione: quali sono i prossimi passi
Uno spazio vuoto in bocca non incide soltanto sull’aspetto del sorriso. Con il tempo, infatti, i denti vicini possono spostarsi per cercare di occupare lo spazio lasciato libero e l’osso che sosteneva il dente può andare incontro a riassorbimento. Per sostituire il dente mancante, una delle soluzioni più stabili e durature è l’implantologia, che prevede l’inserimento nell’osso di una piccola vite in titanio, sulla quale viene poi fissato il nuovo dente.
Presso Polimedicalaser, nei casi indicati dal dentista, si utilizza la tecnica a carico immediato: in circa 5-6 ore vengono rimossi i denti compromessi, inseriti gli impianti e applicata una protesi provvisoria fissa. In questo modo puoi uscire dallo studio con denti fissi già nella stessa giornata, senza dover rimanere per mesi con uno spazio vuoto o ricorrere a una protesi mobile. A rendere più rapida la procedura contribuisce anche il laboratorio odontotecnico interno, che permette di realizzare la protesi senza dover attendere i tempi di uno esterno.
Per capire se questa soluzione è adatta al tuo caso e valutare insieme al dentista il percorso più indicato, puoi contattare il team di Polimedicalaser ai numeri +39 039 2022801 e +39 338 3230690 oppure compilare il modulo online per richiedere una visita.
Domande frequenti
Si può togliere un dente con un ascesso in corso?
Dipende dall'entità dell'infezione. Un ascesso provoca gonfiore, dolore pulsante e a volte febbre, e un tessuto molto infiammato risponde meno all'anestesia locale. Spesso, quindi, il dentista prescrive prima una terapia antibiotica di alcuni giorni e procede con l'estrazione del dente quando l'infiammazione si è ridotta. In altri casi togliere subito l'elemento permette al pus di drenare e dà un sollievo più rapido. La scelta spetta al dentista dopo la visita: evita di aspettare che il gonfiore passi da solo, perché l'infezione può estendersi ai tessuti vicini.
Chi prende anticoagulanti può sottoporsi a un'estrazione dei denti?
Sì, nella grande maggioranza dei casi. Le indicazioni attuali suggeriscono spesso di eseguire l'estrazione dei denti senza sospendere la terapia e di controllare il sanguinamento con misure locali, come punti di sutura e spugne emostatiche. Evita invece di interrompere il farmaco di tua iniziativa: il rischio di trombosi o ictus supera di gran lunga quello di un sanguinamento prolungato. Segnala al dentista quale anticoagulante o antiaggregante assumi.
Quando si possono bere alcolici e caffè dopo l'estrazione dei denti?
Per l'alcol conviene aspettare almeno 48 ore, e comunque fino a quando assumi antidolorifici o antibiotici: interferisce con i farmaci, dilata i vasi sanguigni e può riattivare il sanguinamento. Il caffè si può riprendere dal giorno successivo all'estrazione dei denti, purché tiepido e bevuto a piccoli sorsi dal lato opposto alla ferita. Nel giorno dell'intervento meglio rinunciarvi, perché la caffeina tende ad alzare leggermente la pressione. Anche le bibite gassate vanno limitate nei primi giorni, dato che le bollicine possono disturbare il coagulo.
Si può fare un'estrazione dentale in gravidanza?
Nessun problema, se l'intervento serve davvero. L'estrazione dentale durante una gravidanza si esegue con anestetici locali considerati sicuri per il bambino, e lasciare un'infezione in corso comporta rischi maggiori dell'intervento stesso. Il periodo più indicato va dal quarto al sesto mese: nel primo trimestre ci si limita di solito alle urgenze, mentre nell'ultimo la posizione in poltrona può diventare scomoda.



