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Recessione gengivale: la gengiva torna come prima?
Una gengiva che scende non risale da sola. Nessun collutorio o un dentifricio specifico possono far ricrescere il tessuto perso. Per fermare l’arretramento è necessario intervenire sulla causa che lo ha provocato e, nei casi in cui sia indicato, è possibile ricoprire nuovamente la radice con un piccolo intervento chirurgico.
Perché una gengiva che scende non ricresce da sola
Sotto il margine gengivale c’è uno strato di osso che circonda la radice, mentre tra la radice e l’osso si trovano numerose fibre che contribuiscono a mantenere la gengiva nella sua posizione. Per questo motivo quando la gengiva scende, spesso il problema riguarda anche i tessuti più profondi: l’osso può essersi ridotto e le fibre possono aver perso parte del loro ancoraggio. Il tessuto, di conseguenza, segue il cambiamento dei tessuti che la sostengono.
Per riportare il margine nella posizione originaria non basta quindi far crescere nuovamente la gengiva; sarebbe necessario ricostruire anche i tessuti che la sostengono. Il problema è che, nella zona in cui la radice è rimasta scoperta, i diversi tessuti non si riparano alla stessa velocità. L’epitelio, lo strato più superficiale della mucosa, si sposta rapidamente e ricopre la superficie della radice nel giro di pochi giorni. Le cellule che potrebbero invece ricostruire il collegamento tra radice e osso si muovono molto più lentamente. L’epitelio arriva quindi per primo, occupando lo spazio che sarebbe necessario per una ricostruzione più profonda.
Il risultato è che la radice rimane esposta. A proteggerla non c’è lo smalto, ma il cemento radicolare, un tessuto più delicato e attraversato da minuscoli canalicoli che possono trasmettere gli stimoli alla parte interna del dente. È per questo che una radice scoperta può provocare sensibilità al freddo e ai cibi dolci, oltre ad essere più esposta ad abrasioni e carie.
I fattori che fanno arretrare la gengiva
Tra le cause più comuni della recessione gengivale c’è uno spazzolamento troppo aggressivo. Setole dure, movimenti orizzontali avanti e indietro e una pressione eccessiva sono elementi che, combinati assieme, possono portare al consumo del tessuto nella zona del colletto e favorire il ritiro del margine gengivale. Questo accade soprattutto sulla parte esterna dei denti e nelle zone laterali della bocca, dove spesso si tende a spazzolare con maggiore forza.
La parodontite agisce invece in modo diverso e può farlo a lungo senza dare segnali evidenti. I batteri presenti nella placca che si accumula sotto il margine gengivale provocano un’infiammazione cronica, che danneggia le fibre di sostegno e porta alla perdita dell’osso attorno alla radice. Il dente perde così parte del proprio supporto e la gengiva segue il riassorbimento dell’osso, rendendo visibile un problema che in realtà coinvolge anche i tessuti più profondi.
Anche le caratteristiche individuali possono rendere alcune persone più predisposte alla recessione. Chi ha una gengiva particolarmente sottile o uno strato di osso molto sottile davanti alla radice può essere più esposto a questo problema. Lo stesso vale per alcuni denti inclinati verso l’esterno dell’arcata. In questi casi, anche un movimento ortodontico non adeguatamente controllato o la trazione esercitata da un frenulo possono contribuire ad una gengiva che scende.
Ci sono poi alcune abitudini e situazioni che possono favorire o accelerare il problema:
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il bruxismo notturno, che sottopone i denti e i loro tessuti di sostegno a sollecitazioni ripetute;
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il fumo, che riduce l’afflusso di sangue alla gengiva e può rendere meno evidente il sanguinamento, uno dei principali segnali di infiammazione;
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i piercing al labbro o alla lingua, quando il metallo sfrega ripetutamente contro la gengiva;
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i ganci delle protesi mobili, se esercitano pressione direttamente sul margine gengivale invece di appoggiarsi correttamente sul dente;
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l’uso troppo energico dello stuzzicadenti o del filo interdentale, soprattutto quando quest’ultimo viene fatto scattare bruscamente contro la gengiva.
Quando la recessione gengivale si può correggere
Il primo passo è capire perché la gengiva si è ritirata e quanto è avanzata la recessione. Misurare quanto tessuto è arretrato, verificare lo stato dell'osso tra un dente e l'altro e individuare la causa attiva in quel momento orienta ogni scelta successiva. È importante intervenire prima di tutto su quest’ultima: se l’infiammazione o il fattore che ha provocato l’arretramento rimane presente, il risultato del trattamento rischia di non durare nel tempo.
Quando all'origine c'è una malattia dei tessuti di sostegno, il percorso parte dalla parodontologia, con la rimozione del biofilm sotto gengiva e il controllo dell'infiammazione. Su gengive tornate sane si valuta poi se la radice scoperta può essere ricoperta. Le tecniche di chirurgia plastica parodontale spostano il tessuto vicino oppure ne innestano di nuovo, prelevato dal palato, e la riuscita dipende da quanto osso resta negli spazi tra i denti, dallo spessore della gengiva disponibile e dalla posizione del dente nell'arcata.
Non tutte le recessioni rientrano in quella casistica, e non tutte richiedono un intervento chirurgico. In molte situazioni l'obiettivo ragionevole riguarda il blocco della progressione: correzione della tecnica di spazzolamento, setole morbide, controlli ravvicinati, trattamento della sensibilità e, dove serve, un rinforzo del tessuto che protegga la radice senza coprirla del tutto. Un risultato meno vistoso allo specchio, che però mette il dente al riparo per i decenni successivi.
La copertura della radice resta quindi una possibilità da verificare caso per caso, sulla base di un esame diretto della bocca e di una radiografia che mostri l'osso residuo. Per capire se questa soluzione è adatta al tuo caso e valutare insieme al dentista il percorso più indicato, puoi contattare il team di Polimedicalaser ai numeri +39 039 2022801 e +39 338 3230690 oppure compilare il modulo online per richiedere una visita.
Domande frequenti
Con la recessione gengivale si rischia di perdere il dente?
Da sola, una gengiva che scende non fa cadere il dente. Il pericolo nasce quando all'origine c'è la parodontite, perché in quel caso a ridursi è l'osso che tiene ancorata la radice e con il tempo il dente perde stabilità. Nelle recessioni da trauma da spazzolamento le conseguenze restano di altra natura: sensibilità al freddo, radice più esposta a carie e abrasioni, aspetto del sorriso. Un controllo periodico permette di capire in quale dei due scenari ti trovi e di intervenire prima che il quadro peggiori.
Quanto tempo impiega una gengiva a ritirarsi?
La recessione gengivale procede per anni, non per settimane. Il margine arretra di frazioni di millimetro alla volta e l'assenza di dolore rende difficile accorgersene: molte persone notano la gengiva che scende solo quando il colletto diventa sensibile al freddo oppure quando un dente sembra più lungo nelle fotografie. La velocità cambia da persona a persona e dipende da quanto la causa continua a spingere, che si tratti di uno spazzolamento troppo energico o di un'infiammazione dei tessuti di sostegno. Il confronto tra due controlli a distanza di sei o dodici mesi dice se il margine si è fermato.
La gengiva che scende è sempre sintomo di parodontite?
No. La gengiva che scende accompagna spesso la parodontite, però esistono recessioni che compaiono su gengive prive di infiammazione, per esempio su denti inclinati verso l'esterno dell'arcata o in chi spazzola con troppa forza. La differenza emerge sondando il solco gengivale e leggendo una radiografia: nella parodontite l'osso risulta consumato anche tra un dente e l'altro, mentre nella recessione da trauma da spazzolamento il danno resta limitato alla superficie esterna della radice. I due quadri portano a percorsi di cura diversi, e per questo la valutazione parte sempre da una visita.
Quale spazzolino usare quando la gengiva scende?
Setole morbide o extra morbide, testina piccola, pressione leggera. Lo spazzolino elettrico con sensore di pressione aiuta chi tende a spingere troppo, perché segnala la forza eccessiva prima che il colletto si consumi. Il movimento utile parte dalla gengiva e va verso il dente, con piccole rotazioni, al posto dello sfregamento orizzontale avanti e indietro. Sulla radice scoperta serve delicatezza anche con il filo interdentale e con gli scovolini, scelti della misura giusta dall'igienista. Un dentifricio per denti sensibili attenua nel frattempo la fitta con il freddo, senza agire sulla recessione.


