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Ho i denti che si muovono: cosa posso fare?
Se noti che uno o più denti si muovono, il primo passo consiste nel prenotare una visita odontoiatrica il prima possibile. La mobilità dentale segnala quasi sempre un problema alle gengive o all'osso di supporto, e un intervento tempestivo aumenta le possibilità di salvare il dente naturale. Quando invece l'elemento risulta ormai troppo compromesso, esistono protocolli moderni, come l'implantologia a carico immediato, che permettono di sostituirlo con un impianto e una protesi fissa provvisoria nell'arco di poche ore, senza lunghi periodi di attesa.
Perché un dente si muove? Le cause più comuni
Nella maggior parte dei casi, un dente comincia a muoversi perché cambia qualcosa nei tessuti che lo tengono ancorato. La causa più frequente è la parodontite, un'infiammazione cronica delle gengive che, se lasciata correre, consuma progressivamente l'osso alveolare attorno alla radice. Man mano che l'osso si riduce, il dente perde appoggio e comincia a oscillare, all'inizio in modo quasi impercettibile, poi sempre più evidente.
Non sempre, però, la colpa è di un'infiammazione. Un colpo ricevuto durante uno sport, una caduta o un piccolo incidente possono allentare il legamento che tiene fermo il dente e provocare mobilità anche in elementi perfettamente sani: qui il recupero dipende soprattutto dall'entità del trauma e da quanto rapidamente si interviene. Chi soffre di bruxismo, invece, sottopone i denti a un carico masticatorio eccessivo notte dopo notte, spesso senza accorgersene, finché non compaiono sensibilità al freddo, dolore alla masticazione o una leggera oscillazione difficile da ignorare.
Esistono infine cause meno frequenti, legate a squilibri ormonali, come accade in gravidanza, o a patologie sistemiche che incidono sulla densità ossea. In ognuno di questi scenari vale la stessa regola: un dente mobile raramente si stabilizza da solo, e capire cosa lo ha causato richiede una visita specialistica, con sondaggio parodontale e, quando serve, una radiografia che mostri il livello dell'osso residuo. Solo a quel punto il dentista può dire se conviene puntare su una terapia conservativa oppure prepararsi all'estrazione. Rimandare la diagnosi, va detto, peggiora quasi sempre la situazione; meglio muoversi ai primi segnali, anche minimi, prima che l'osso di sostegno si riduca ulteriormente.
Quando un dente mobile si può salvare
Non tutti i denti che si muovono risultano persi in partenza. Quando la mobilità dipende da una parodontite in fase iniziale, una terapia parodontale non chirurgica, come la levigatura radicolare, può fermare la perdita ossea e restituire stabilità al dente nel giro di alcune settimane. In presenza di tasche gengivali più profonde, il dentista può invece proporre un intervento chirurgico mirato a rigenerare il tessuto osseo perduto.
Anche un bite personalizzato aiuta a distribuire meglio le forze masticatorie in chi soffre di bruxismo, riducendo il carico sui denti indeboliti e rallentando l'aggravarsi della mobilità. Mentre in caso di trauma lieve, uno splintaggio, cioè il collegamento temporaneo del dente ai vicini tramite una resina, consente ai tessuti di guarire senza sollecitazioni eccessive.
La situazione cambia quando la perdita ossea supera una certa soglia o quando il dente oscilla in modo marcato, anche in senso verticale. In questi casi il rischio di infezioni ricorrenti e di ulteriore riassorbimento osseo rende poco sensato provare a mantenere l'elemento naturale: il tentativo di salvataggio comporterebbe tempi lunghi e risultati incerti, con lo svantaggio di ritardare una soluzione più stabile.
La decisione, in ogni caso, spetta sempre al dentista, dopo aver valutato la storia clinica del paziente e l'estensione del danno osseo attraverso una diagnostica appropriata. Un secondo parere, quando i dubbi restano, aiuta a scegliere con maggiore serenità tra un percorso conservativo e uno sostitutivo. Chi affronta questa fase con informazioni chiare accetta più facilmente la strada indicata dallo specialista e vive con meno ansia l'eventuale passaggio verso una soluzione implantare.
Estrazione e impianto in un solo giorno
Quando l'estrazione risulta l'unica strada percorribile, molti pazienti temono di restare per mesi senza denti fissi prima di ottenere una protesi definitiva. Nei casi clinicamente idonei, però, questo periodo si riduce sensibilmente grazie all'implantologia a carico immediato, un protocollo che unisce estrazione, inserimento implantare e applicazione della protesi provvisoria nella stessa seduta.
La procedura segue alcuni passaggi precisi:
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Visita e pianificazione: il dentista valuta la quantità e la qualità dell'osso disponibile con una TAC dedicata, per verificare l'idoneità del paziente al carico immediato.
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Estrazione degli elementi compromessi: i denti ormai persi vengono rimossi con tecniche che preservano il più possibile l'osso circostante.
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Posizionamento degli impianti: le viti implantari vengono inserite nella sede ossea, in punti calcolati per garantire una stabilità primaria adeguata a sostenere subito un carico masticatorio leggero.
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Applicazione della protesi fissa provvisoria: l'ultimo passaggio consiste nel fissare sugli impianti una protesi realizzata su misura, pronta per l'uso già nello stesso giorno.
Presso Polimedicalaser, l'implantologia a carico immediato sfrutta la presenza di un laboratorio odontotecnico interno alla struttura, che riduce i tempi di produzione della protesi provvisoria e permette di completare l'intero percorso nell'arco di circa 5-6 ore. Il paziente esce quindi dallo studio con denti fissi funzionanti, senza dover attraversare settimane di apparecchi mobili o soluzioni provvisorie scomode.
Va ricordato che il carico immediato resta indicato solo per pazienti con caratteristiche ossee e gengivali compatibili: la valutazione avviene sempre durante la visita, caso per caso, con gli esami diagnostici necessari a escludere controindicazioni.
Cosa fare adesso
I denti che si muovono meritano attenzione fin dai primi segnali, perché una diagnosi tempestiva amplia le possibilità di cura e riduce il rischio di soluzioni più invasive in seguito. Che il percorso porti verso una terapia conservativa o verso la sostituzione con un impianto, contare su uno studio attrezzato per entrambe le strade aiuta ad affrontare la situazione con maggiore tranquillità.
Il team di Polimedicalaser valuta ogni caso in modo personalizzato e, quando indicato, propone soluzioni come l'implantologia a carico immediato per tornare a un sorriso stabile in tempi brevi. Per prenotare una visita di valutazione, puoi chiamare i numeri +39 039 2022801 o +39 338 3230690, oppure compilare il form di richiesta visita.
Domande frequenti
Un dente che si muove si può sempre salvare?
Non sempre, ma nella maggior parte dei casi iniziali sì. Se la mobilità dipende da una parodontite ancora poco avanzata o da un trauma lieve, una terapia parodontale mirata o uno splintaggio temporaneo permettono spesso di recuperare stabilità nel giro di alcune settimane. Quando invece la perdita di osso è già estesa, o il dente oscilla anche in senso verticale, le probabilità di successo calano molto. In questi casi il dentista valuta se conviene puntare su un tentativo conservativo oppure procedere subito verso l'estrazione e la sostituzione con un impianto.
Quando bisogna preoccuparsi se un dente si muove?
Un impercettibile movimento fisiologico è normale, perché il legamento parodontale permette sempre una minima elasticità. Il problema comincia quando l'oscillazione diventa visibile, aumenta nel tempo, oppure si accompagna a gengive gonfie, sanguinamento o fastidio alla masticazione. In questi casi conviene prenotare una visita entro pochi giorni, senza aspettare che compaia dolore vero e proprio. Nella maggior parte delle patologie parodontali, infatti, i primi stadi decorrono senza sintomi evidenti, e proprio per questo la diagnosi precoce fa la differenza tra salvare il dente o doverlo estrarre.
Un dente mobile fa sempre male?
No, ed è proprio questo a rendere il sintomo insidioso. La parodontite, causa più comune della mobilità dentale, nelle fasi iniziali avanza quasi sempre senza dolore: molte persone si accorgono del problema solo quando il dente oscilla in modo evidente, cioè quando l'osso di supporto ha già perso una parte consistente della sua struttura. Per questo motivo, controlli periodici e attenzione ai piccoli segnali, come un lieve cambiamento nella sensazione al morso, contano più dell'attesa di un dolore che spesso arriva tardi.
L'implantologia a carico immediato è dolorosa?
L'intervento si esegue in anestesia locale, quindi durante l'estrazione e il posizionamento degli impianti non si avverte dolore. Nei giorni successivi è normale un certo indolenzimento, gestibile con i comuni analgesici prescritti dal dentista, che si riduce progressivamente nel giro di qualche giorno. Il disagio percepito, in generale, risulta paragonabile a quello di un'estrazione dentale tradizionale. La presenza immediata della protesi fissa provvisoria aiuta anche dal punto di vista psicologico, perché il paziente non deve affrontare il periodo post-operatorio senza denti.



