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Cura della piorrea: tutti i rimedi disponibili
Il dentista ti ha appena parlato di piorrea, oppure da qualche settimana noti le gengive gonfie e un po’ di sangue sullo spazzolino. A quel punto la domanda arriva da sola: come si cura? I rimedi per la piorrea esistono e seguono un percorso a gradini, che il parodontologo costruisce in base a quanto la malattia abbia intaccato gengive e osso. Nelle forme iniziali spesso basta una pulizia profonda delle radici. Quando i tessuti di sostegno sono più compromessi invece entrano in gioco la chirurgia e le tecniche di rigenerazione. L’estrazione resta la soluzione più drastica, riservata ai denti che hanno perso quasi tutto il loro supporto.
Il primo tra i rimedi per la piorrea
Il punto di partenza di qualsiasi percorso di cura è una visita parodontale. Con una sonda millimetrata il parodontologo misura la profondità delle tasche, gli spazi che si aprono tra gengiva e dente quando l’infiammazione stacca i tessuti dalla radice. Quando le tasche sono ancora contenute, il trattamento normalmente indicato è la levigatura radicolare. A differenza della normale pulizia professionale, che si concentra sulla rimozione di placca e tartaro dalle superfici dentali accessibili, questo trattamento permette di intervenire anche sotto il margine gengivale. Il dentista rimuove i depositi batterici e il tartaro accumulati sulle radici, rendendone la superficie più liscia e favorendo la riduzione dell'infiammazione.
La procedura viene eseguita in anestesia locale, per limitare il dolore durante il trattamento. Il parodontologo utilizza strumenti a ultrasuoni e strumenti manuali chiamati curette, progettati per raggiungere le diverse superfici delle radici. A seconda della situazione clinica, la terapia può essere suddivisa in più appuntamenti, dedicati a singoli quadranti o a diverse zone della bocca.
Nei giorni successivi è possibile avvertire una maggiore sensibilità al caldo e al freddo, accompagnata da un lieve fastidio alle gengive; questi disturbi, tuttavia, tendono a diminuire nel tempo. Con la riduzione dell'infiammazione, inoltre, le gengive possono ritirarsi leggermente e i denti apparire più lunghi: si tratta di un cambiamento che può verificarsi quando i tessuti si sgonfiano e si adattano alla nuova condizione.
Dopo alcune settimane, il dentista controlla la risposta al trattamento e misura nuovamente la profondità delle tasche. Se i risultati sono soddisfacenti, il percorso prosegue con controlli periodici e sedute di mantenimento, accompagnati da una corretta igiene orale quotidiana. L'utilizzo di filo interdentale o scovolini, scelti in base alle caratteristiche della dentatura, aiuta a mantenere puliti anche gli spazi tra un dente e l'altro.
Chirurgia parodontale e rigenerazione ossea
In alcuni casi la levigatura da sola non basta, perché i batteri si sono spinti troppo in profondità o perché l’osso intorno al dente ha già subito danni. Il dentista valuta un intervento chirurgico soprattutto in presenza di:
- tasche che alla rivalutazione restano profonde, in genere oltre i 5 millimetri
- difetti ossei verticali, piccoli crateri accanto alla radice visibili in radiografia
- forcazioni scoperte, cioè la zona in cui si dividono le radici dei molari
- sanguinamento al sondaggio che persiste nonostante un’igiene domestica corretta
La tecnica più diffusa è la chirurgia a lembo. In anestesia locale lo specialista solleva delicatamente la gengiva, un po’ come si apre la pagina di un libro, e così vede direttamente radici e osso. Pulisce le zone che gli strumenti non raggiungevano dall’esterno, rimodella i bordi ossei irregolari e infine riposiziona la gengiva con alcuni punti di sutura.
In situazioni selezionate, l'intervento può prevedere anche procedure di rigenerazione dei tessuti. Quando la forma del difetto osseo lo consente, si possono utilizzare materiali da innesto, membrane specifiche o proteine che favoriscono la guarigione, con l'obiettivo di recuperare parte del sostegno perduto. La scelta dipende dalle caratteristiche del difetto e dalle condizioni generali dei tessuti: non tutti i danni causati dalla parodontite possono essere rigenerati.
Dopo l’operazione sono normali un leggero gonfiore e qualche giorno di alimentazione morbida; i punti si rimuovono generalmente dopo 1 o 2 settimane. I risultati variano da persona a persona e dipendono dalla forma del difetto, dalla costanza nell’igiene e da fattori come il fumo, che rallenta la guarigione delle gengive.
Quando è necessaria l’estrazione
Talvolta la malattia ha distrutto gran parte dell’osso che tiene il dente nella sua sede. Il dente oscilla in modo evidente, fa male durante la masticazione o va incontro ad ascessi ripetuti, e nessuna terapia riesce più a garantirgli un sostegno stabile. A quel punto il dentista può consigliare l’estrazione.
La decisione arriva dopo un’analisi attenta di ogni elemento della bocca. Un dente senza prospettive di recupero diventa una fonte continua di batteri, che rischiano di intaccare l’osso dei denti vicini e complicare la cura della bocca nel suo insieme. Rimuoverlo al momento giusto protegge i denti sani e preserva l’osso che servirà per sostituirlo.
L’intervento si esegue in anestesia locale e richiede in genere pochi minuti per un dente già mobile. Nei giorni seguenti basta qualche accortezza, come evitare cibi molto caldi e sciacqui energici, insieme agli eventuali farmaci prescritti.
Dopo l'estrazione, è possibile valutare diverse soluzioni per recuperare la funzione masticatoria e l'estetica del sorriso.
- Impianto dentale: sostituisce la radice del dente con una vite, generalmente in titanio, sulla quale viene applicata una corona. Prima di procedere, è necessario verificare che la parodontite sia sotto controllo e che siano presenti condizioni ossee e gengivali adeguate. Se l'osso residuo non è sufficiente, può essere necessario un intervento aggiuntivo.
- Ponte fisso: permette di sostituire il dente mancante appoggiandosi agli elementi dentali vicini, purché siano sufficientemente sani e stabili.
- Protesi rimovibile: rappresenta un'alternativa in determinate situazioni cliniche e può essere progettata per sostituire uno o più denti mancanti.
È importante ricordare che la cura della parodontite non termina con l'estrazione o con la sostituzione del dente. Anche intorno agli impianti possono svilupparsi infiammazioni dei tessuti di sostegno, come la mucosite perimplantare e la perimplantite. Per questo motivo, i controlli periodici e l'igiene professionale restano fondamentali.
Prima si interviene, più alte sono le probabilità di fermarsi al primo gradino del percorso. Per una valutazione puoi contattare il team di Polimedicalaser di Monza ai numeri +39 039 2022801 e +39 338 3230690, oppure compilare il modulo online per richiedere una visita.
Domande frequenti
Esistono rimedi naturali per la piorrea?
Collutori alle erbe, bicarbonato, olio di cocco o tea tree oil possono dare un po’ di sollievo alle gengive infiammate, ma non curano la piorrea. Il problema nasce dal tartaro e dalla placca depositati sotto la gengiva, in profondità, dove spazzolino e risciacqui non arrivano. Solo il trattamento professionale riesce a rimuoverli. Affidarsi ai rimedi casalinghi rischia anzi di nascondere i sintomi, come il sanguinamento, mentre la malattia continua a intaccare l’osso. Una buona igiene domestica resta comunque la base di ogni terapia: spazzolino morbido, scovolini o filo interdentale e, se il parodontologo lo consiglia, un collutorio specifico per periodi limitati.
Quanto costa curare la piorrea?
Il costo della cura della piorrea dipende dalla gravità della malattia e dal numero di denti coinvolti. Una levigatura radicolare ha un impegno economico molto diverso da una chirurgia parodontale con rigenerazione ossea, e la sostituzione di un dente estratto con un impianto incide ancora di più. Un preventivo affidabile, quindi, arriva solo dopo la visita parodontale, con sondaggio delle tasche e radiografie. C’è però una regola generale: intervenire presto costa meno, perché le forme iniziali si risolvono spesso con le terapie più semplici, mentre i casi trascurati richiedono interventi più complessi.
Quanto tempo serve per curare la piorrea?
La prima fase della terapia parodontale, con la levigatura radicolare, si completa di solito in due o quattro sedute distribuite su qualche settimana. Dopo circa un mese e mezzo o due il parodontologo rivaluta le tasche per capire come hanno risposto i tessuti. Se serve la chirurgia, si aggiungono l’intervento e alcune settimane di guarigione; per la rigenerazione ossea i tempi si allungano, perché l’osso nuovo impiega diversi mesi a consolidarsi. Nel complesso, un trattamento della parodontite avanzata può richiedere da alcuni mesi fino a un anno, a cui segue il mantenimento periodico.
La piorrea è ereditaria o contagiosa?
Esiste una predisposizione familiare: se i tuoi genitori hanno perso i denti per piorrea, il rischio di svilupparla è più alto, e conviene programmare controlli parodontali frequenti anche in assenza di sintomi. La malattia vera e propria, però, si sviluppa solo in presenza di placca batterica e di altri fattori come fumo, diabete o stress. I batteri coinvolti possono passare da una persona all’altra con la saliva, per esempio tra partner, ma il contagio da solo non basta a far comparire la piorrea. Quando un membro della coppia è in cura, il parodontologo può quindi suggerire una visita anche all’altro.


